Approccio ai tornei lunghi nel poker

I grossi tornei di poker svolti dal vivo spesso possono durare giorni e giorni, una strategia basata solamente sullo sfruttamento degli errori altrui non è praticabile cosi come avviene per i sit n go, ecco perché per essere vincenti bisogna sviluppare una strategia che permetta di arrivare alle fasi finali del torneo con uno stack sufficientemente grande da permettere un buon margine di manovra. Le strategie per affrontare un torneo di poker sono sostanzialmente tre a seconda di altrettante correnti di pensiero di giocatori affermati.

Gioco Supertight

Alcuni giocatori italiani, specialmente quelli che provengono dal gioco live della vecchia guardia, preferiscono giocare solamente le mani che possono essere considerate estremamente competitive contro i range di un field aggressivo (come risulta essere la stragrande maggioranza dei nuovi talenti provenienti dal poker online). Il loro stile di gioco comprende il fold nella stragrande maggioranza delle situazioni preflop e il rilancio in maniera marcata in caso di mano premium o molto buona. Questo genere di giocatori è solitamente quello che riesce a resistere alle fasi iniziali e intermedie del torneo di poker portandosi quasi sempre nelle situazioni avanzate. Lo stack tuttavia risulta essere quasi sempre limitato o addirittura insufficiente per giocate fantasiose, tipicamente il loro torneo termina in zona “bolla” (cioè quando mancano pochi player out ai premi) o in una posizione premiata lontana però dai premi consistenti.

Go big or go home

Questo genere di approccio è stato per la prima volta notato e chiamato in questo modo dai conduttori delle WSOP guardando lo stile di gioco di Dario Minieri (e come lui anche altri colleghi come Annette Obrestad). Si tratta sostanzialmente di avere un gioco molto aggressivo che comporta l’entrata nel piatto con moltissime combinazioni di carte, anche marginali, e l’uso frequente del controrilancio allin. Ma l’aspetto che più di altri contraddistingue questo genere di approccio è l’assunzione di molti rischi da parte del giocatore, giocando piatti enormi in situazioni a volte incerte. In questo modo, come il nome della filosofia evidenzia, se il piatto viene vinto il ritorno in termini di stack è estremamente notevole e permette al giocatore di imporre il dominio sul tavolo di poker “bullandolo” da quel momento in poi, se il piatto è perso spesso questo è talmente grande da compromettere il torneo stesso del giocatore, decretandone di fatto l’uscita. Questo genere di giocatori sono molto aggressivi e loose durante tutte le fasi del torneo, quando vanno a premio il loro stack permette di arrivare spesso al tavolo finale e qualche volta di vincere. Al contrario della strategia precedente però la frequenza con cui andranno a premio sarà sicuramente minore a parità di tornei di poker giocati.

Tight nelle fasi iniziali, loose nelle fasi avanzate

Il giusto mix tra i due approcci citati sopra è quello che è stato avanzato da due membri del team pro di Full Tilt Poker, Howard Lederer e Chris Ferguson. In pratica il torneo si basa sul gioco supertight nelle primissime fasi del torneo, tight nelle fasi iniziali, e via via sempre più loose con l’avvicinarsi della zona premi. In questo modo i rischi vengono presi solo quando la fase cruciale del torneo lo richiede, come la zona bolla e le zone a premio. Alcuni ritengono invece che un approccio diametralmente opposto (loose all’inizio e tight in zona bolla), permetta di raggiungere più facilmente la fase finale del torneo anche se non è buona dal punto di vista dell’immagine che il giocatore ha nei confronti degli avversari al tavolo.

La scelta dell’approccio da utilizzare al tavolo di poker non è solo soggettiva ma si basa anche sul tipo di torneo, la sua lunghezza e il field dei giocatori partecipanti. Rimane a voi di volta in volta la scelta di quale tipo di strategia adottare.

Scrivi commento