Catastrofe USA: vietato il poker online

“Sembrava che stesse andando tutto per il meglio” questo è quello che avranno pensato molti dei cittadini statunitensi che in questi giorni si sono visti chiudere forzatamente le porte in faccia dalle maggiori poker room. Pare che per un’ordinanza federale restrittiva disposta dal Dipartimento di

Giustizia abbia imposto la sospensione del servizio alle maggiori poker room per tutti i cittadini americani. Pokerstars, Full Tilt Poker e il network Cereus (Absolute poker e Ultimatebet) hanno staccato la spina a tutti i giocatori statunitesti nonostante la sede legale di ciascuna di queste si trovi fuori dal suolo americano. Tutte le dirette interessate fanno sapere che il procedimento non riguarda affatto il servizio al resto del mondo, che al contrario verrà offerto come di consueto, tuttavia tagliare fuori gli USA significa spazzare via circa 2 milioni di conti attivi e almeno 100.000 altri conti da gioco secondari. Inoltre ricordano che i depositi e il denaro fin qui presente non verrà in alcun modo toccato, ma non sarà possibile effettuare alcun tipo di transazione monetaria fino a quando la vicenda non si sarà conclusa.

Incredibili sono state le conseguenze di una tale ordinanza, che di fatto taglia fuori un giro d’affari di ben 16 miliardi di dollari all’anno, innanzitutto le reazioni dei giocatori professionisti che attraverso i social network (Twitter in primis) hanno espresso tutto il loro malcontento:

  • David Williams pensa di spolverare il vecchio Magic The Gathering visto che non può più guadagnarsi da vivere giocando a poker

  • Gavin Griffin si propone di diventare un giocatore di softball professionista per lo stesso motivo

  • Justin Smith pensa che lavorerà per procurarsi il denaro per pagare vitto e alloggio

  • Eric Mizrachi fa notare che “è come se fossimo stati tutti licenziati dal lavoro quest’oggi”

  • Daniel Negreanu: “credo che giocherò a poker live la prossima settimana”

  • Più caustici infine i commenti di Michael Mizrachi e Matt Hawrilenko che dicono “Sono felice di aver sposato una canadese: può darsi che laggiù siano interessati ai dollari delle mie tasse”

Solo la settimana scorsa inoltre parlavamo dell’accordo tra Pokerstars – Wynn e Full Tilt Poker – Station Casinò, ebbene i rispettivi portavoce di Wynn e dei proprietari dei casinò Station, i fratelli Fertitta, fanno sapere ai partner commerciali che il contratto è scisso in via definitiva ed è d’ora in avanti considerato carta straccia.

Alcuni dei 75 conti degli amministratori delegati e dei reparti manageriali delle poker room sono stati congelati e 2 dei loro proprietari sono stati addirittura arrestati con l’accusa di aver violato per anni le norme UIGEA (ultima approvazione del governo Bush) palesemente a favore dei casinò e del gioco dal vivo e di aver permesso le transazioni anche se espressamente proibite.

Tempi duri si preannunciano perciò per i professionisti americani che ora non vedono altra scelta se non quella di migrare verso room minori, meno affollate e meno controllate come nel caso di Bodog che a fronte della perdita del traffico di Pokerstars (del 18%) e Full Tilt Poker (del 40%) ottiene ben il 20% in più rispetto al traffico abituale. La seconda opzione è quella su cui il governo punta e cioè spostare l’attenzione dei giocatori, sul gioco live, magari andando a risollevare la situazione finanziaria dei casinò di Las Vegas.

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