Las Vegas apre ufficialmente alle prop bets

A Las Vegas, come si sa da tanto tempo, è possibile puntare praticamente su tutto, basta che qualcuno inventi una sfida e qualcun altro sia disposto a puntare contro o a favore della riuscita o meno. Fino ad ora questo tipo di scommesse era solitamente effettuato tramite l’accordo tra due o più privati, ma con la crisi che si è abbattuta sulla città del peccato pare che ogni occasione sia buona per far soldi. Ecco cosi che le scommesse dette “prop bets” vengono regolamentate direttamente all’interno delle sale da gioco.

A darne la notizia è stato qualche giorno fa il sito “covers.com” che si occupa quasi esclusivamente di betting, e sembra che ci siano buone possibilità che la cosa abbia ufficialmente inizio.

 

Durante il periodo delle WSOP, molti dei top pro non avrebbero alcun interesse a partecipare ai tornei per qualche centinaio di migliaia di dollari, visto che sono l’equivalente dei piatti che abitualmente alcuni di loro si giocano in poche mani cash game. Per questo motivo Tom Dwan, Phil Ivey, Daniel Negreanu e Eli Elezra, e altri tra i giocatori più facoltosi partecipano perché la posta in palio è molto più alta rispetto alla gloria della vincita di un braccialetto wsop.

Le prop bet inoltre verranno accettate come scommessa sia tra i due contendenti sia come scontro contro il banco, chiunque potrà puntare parallelamente alla scommessa fatta dalle parti interessate. Le scommesse di solito variano molto per tema, Negreanu, Dwan e Ivey ad esempio effettuano una scommessa ogni anno in cui ognuno dei giocatori che in quell’edizione delle WSOP si aggiudica un evento riceve, oltre al premio ufficiale, anche 200 mila dollari dagli altri due contendenti. Più spesso inoltre si fanno scommesse su chi terminerà il torneo in una posizione più avanzata rispetto ad altri, altre volte si fanno scommesse più insolite come riuscire a completare nel giro di poche ore tutte le buche di un campo da golf con un numero massimo prestabilito di tiri, o ancora correre per oltre 100 km in 24 ore (scommessa di qualche settimana fa fatta da Ashton Griffin e vinta). Ma non sempre ci sono in palio soldi, a volte la perdita di una scommessa comporta, da parte del perdente, il farsi tatuare il nome del vincitore su una parte del corpo o indossare un cappello bizzarro come è accaduto a Tom Dwan nel 2009 (vedi foto).

 

Inoltre sembra che una applicazione per smartphone stia già circolando per permette di gestire al volo sia ci accetta la sfida, sia chi è disposto a puntarci sopra. L’idea che circola nella testa dei proprietari delle case da gioco è riuscire a commercializzare anche le scommesse non sportive nate spontaneamente. Vedremo a giugno perciò, all’inizio delle World Series of Poker, come questa novità verrà presa dal pubblico e dai diretti interessati, ma siamo certi che in un modo o nell’altro le prop bets continueranno a esistere.

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