Terzo atto: dopo il Black Friday

Mezza Europa si sta chiedendo da una settimana che cosa accadrà al poker ora che le poker room più blasonate sono ufficialmente sospese e i loro siti confiscati dal territorio americano. In questi giorni i primi accordi pre-processuali danno i loro frutti, vediamo quali sono le conseguenze di queste prime fasi di ripresa.

Nonostante l’intera industria del poker che coinvolgeva le tre room incriminate abbia subito una brusca frenata, abbiamo fin da subito il piacere di confermare che il Dipartimento di Giustizia americano, seppur sotto le condizioni già espresse, ha reso nuovamente disponibili i siti internet delle tre grandi case da gioco dell’online permettendo cosi ai giocatori di riavere il proprio denaro. Pokerstars e Full Tilt stanno rilasciando, proprio in queste ore, un comunicato sulle modalità tecniche per permettere agli utenti di ritirare tutto il proprio denaro, avvenuto ciò non sarà più possibile operare negli Stati Uniti. Ombre oscure invece si riversano sulle poker room del network Cereus che hanno comunicato la disponibilità a trasferire sui conti dei propri clienti americani solamente 250 dollari a settimana, dimostrando palesemente di non avere liquidità in cassa.

Nonostante i soldi comincino a riaffiorare tra le mani degli utenti, ci si interroga ancora su come verranno convertiti i tournament point e i frequent player points. Se i primi pare verranno (per la prima volta in assoluto) convertiti in denaro i secondi ancora sono materia di consultazione col dipartimento di giustizia. Ricordiamo che i f.p.p. venivano scambiati negli store delle poker room con beni costosi come motociclette, home theatre, automobili di lusso e articoli di ogni genere.

Un punto caro a molti sembra inoltre essere il mercato dei tornei live e in particolar modo delle WSOP che sembra subiranno un notevole calo in termini di sponsorizzazioni, copertura televisiva (saltata per gli eventi minori), qualificazioni online non più disponibili e quindi meno partecipanti e minori montepremi generati. Inoltre pare che i bankroll per pagare i buy in dei tornei live dei giocatori americani siano quasi interamente online. In generale ora come ora il poker americano sembra una situazione in cui tutti hanno perso, a parere di molti il poker statunitense dal vivo subirà a breve un brusco calo, al contrario del resto del mondo.

Come se non bastasse una fetta dei players più conosciuti che si guadagnava da vivere online ha confermato quello che poche settimane fa avevano solo ipotizzato. Alcuni termineranno il college, altri emigreranno in altri paesi dove giocare è legale, altri viaggeranno e giocheranno live, altri investiranno i soldi in altre attività e altri ancora cambieranno lavoro ritirandosi definitivamente, come nel caso dei fratelli Dang (Urindanger e Trex313) che useranno i quasi 13 milioni di dollari incassati complessivamente in questi anni per aprire un ristorante.

Non solo notizie cattive tuttavia. Pare che non tutte le trasmissioni televisive di settore siano state cancellate, in particolar modo High Stakes Poker terminerà la stagione in quanto in essa le pubblicità riguardavano il sito Pokerstars.net e non Pokerstars.com (quello incriminato dal dipartimento di giustizia americano). A Las Vegas sembra essere riaffiorata l’action, soprattutto all’Aria Casinò e a farne le spese sembra essere il Bellagio.

Il baricentro del poker online si è definitivamente spostato in Europa e mentre le restanti poker room non incriminate che operano negli Stati Uniti si appropriano di consistenti fette d’utenza rimasta vacante, Pokerstars e Full Tilt Poker arginano le perdite proponendo SCOOP e FTOPS riuscendovi con un riscontro positivo.

Infine c’è da segnalare che da questa parte d’Europa i grandi nomi del cash game come Patrick Antonius, Jens Kyllonen e Gus Hansen, dominano incontrastati la scena dell’online non essendo presente della valida concorrenza.

Vedremo quali saranno le conseguenze definitive e finali di questa vicenda e scopriremo se verrà o non verrà fatta una regolamentazione sul gioco online in America.

Scrivi commento